A non rivederci, grazie

Il 4 febbraio scorso, principalmente per stanchezza, abbiamo abbandonato la postazione. Abbiamo disertato, su Twitter non ci siamo più. O meglio: non ci siamo più in modo attivo. E’ scritto anche in cima al nostro profilo. Ci capita di seguire i flussi di informazioni e leggere i contenuti dei profili che seguiamo, ma non scriviamo più nulla, almeno non direttamente.
Quel che appare su Twitter è il feed dei post e dei commenti di Giap. Ogni volta che pubblichiamo un articolo su Giap, titolo e link compaiono su Twitter. E quando qualcuno commenta, su Twitter appaiono le prime parole e il link a quel preciso commento.
A twittare attraverso il nostro profilo è, insomma, l’intera comunità che dialoga su Giap.
[In realtà, non tutti i commenti appaiono su Twitter: quest’ultimo pesca dal feed ogni ora, e riproduce gli ultimi tre contributi in ordine cronologico.]
Ovviamente, chi non fosse interessato a questa modalità di utilizzo e fruizione, può smettere di seguire il nostro profilo. E se proprio vuole interagire con noi su un social network, può farlo su Identica, dove c’è anche il gruppo che fa riferimento a Giap. Precisiamo che su Identica si lavora con lentezza, senza fare alcuno sforzo, perché chi è veloce si fa male e finisce in ospedale.

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=7225

 

Annunci

Wu Ming, Twitter e le nuove proscrizioni

Dal momento che, come scrivono, «se la parola fugge in avanti prima che si formi il pensiero … fatalmente si tira fuori il peggio» i Wu Ming farebbero bene a riflettere sul peggio che viene fuori anche dalla loro penna e dalle bombolette spray di chi partecipa ai cortei anti-Tav. Questo giornale ha già scritto cosa pensa degli arresti e anche cosa pensa del silenzio della sinistra di fronte agli arresti. Ma fare i nomi e i cognomi di un giornalista che come tutti i giornalisti può anche sbagliare, personalizzando un conflitto che non ha niente di personale ed esponendo una persona a una visibilità accecante, non ci sembra davvero un passo in avanti (su Indymedia Lombardia una discussione ha questo titolo: Il giornalista di cui è meglio non fare il nome «è ancora vivo»).
Come non ci sembra affatto astuto concludere che la moltiplicazione degli utenti di Twitter comprometta la possibilità di usarne le potenzialità. Naturalmente i Wu Ming sono liberissimi di non usarlo affatto, Twitter, visto che sono «molto  scoglionati» dal fatto che non riescono a controllarlo. Ma si da il caso che la forza di Twitter è data proprio dal fatto che nessuno riesce a controllarlo. Né i Wu Ming. Né i Mubarak sparsi per il mondo nella catena di comando.

http://www.glialtrionline.it/home/2012/01/30/wu-ming-twitter-e-le-nuove-proscrizioni

da scrittori a «twitstar»


Nell’epigrafe alla pagina Disclaimer c’è scritto:
«Da Scrittore a Vate, si sa, il passo è breve».

Questo è stato vero per secoli, ma oggi, ai tempi della blogosfera e in piena decadenza culturale, molto più dimessamente la massima diventa:
«Da scrittore a twitstar, purtroppo, il passo è breve».


prima a seguirci erano soprattutto nostri lettori o comunque persone che avevano almeno un’idea di massima di chi eravamo (scrittori) e come la pensavamo (per dirla in parole povere, «sinistra radicale»). Ci seguivano prima perché scrittori, e poi perché ci avevano incontrati su Twitter. Ora, invece, abbiamo la sensazione che molte persone ci seguano soprattutto perché, ehm, siamo «twitstar», e magari seguendoci assistono a qualche flame divertente…

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=6301