Visione

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Scrivere romanzi progettati e strutturati, cioè finzione con avventure, intrighi, misteri, omicidi, rimane un’attività cerebrale e calcolata, un lavoro: un artificio di posa di fondamenta, di articolazione dello scheletro, di consolidamento di snodi e collegamenti, di vestizione e riempimento, di decoro e orpello, di significazione allusiva e d’illustrazione. E lo si può vivere come rito e liturgia, come un atto sacro che prima di essere compiuto ha bisogno di tanti preliminari: letture, indagini, studi, riflessioni, emozioni nell’immaginare ciò che si creerà. Spesso è sorprendente vedere quanto tempo può passare prima di riuscire a creare materialmente ciò che diventa una storia, in cui un mondo dell’autore verrà abitato dal suo spirito, dai suoi desideri, dalle sue proiezioni. Riuscire a esercitare l’immaginazione, a farla lavorare, a svilupparla, a darle sostanza, a renderla visione e forma dev’essere un’esperienza meravigliosa.