Snap the shutter

There are so many pictures that when you snap the shutter, that’s the end of their existence. It’s done. It never comes to life. You see it on a contact sheet, and you don’t even look twice. The good pictures all have a certain power or electricity to them. For a picture to have a long life it has to speak to me, have some meaning for me. And then, of course, I hope it contains enough space to hold a range of meanings for others. You might have to take 10,000 frames to produce 500 really good pictures.

Todd Hido

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L’artista moderno

Paul Klee, Comedy, 1921

In primo luogo, l’artista moderno crea partecipando consapevolmente alla vita cosmica: «Il dialogo con la natura», scrive Paul Klee, «rimane per l’artista una condicio sine qua non. L’artista è uomo, è lui stesso natura, parte di natura nell’area della natura». E, precisamente, questo dialogo presuppone una comunicazione intensa con il mondo, che non si effettua soltanto attraverso la vista: «L’artista oggi è meglio di una macchina fotografica… Egli è una creatura sulla terra e una creatura nell’Universo: creatura su un astro tra gli astri». Proprio per questo motivo, secondo Klee, ci sono vie diverse da quelle degli occhi per stabilire il rapporto tra l’io e il suo oggetto, la via di un comune radicamento sulla terra, la via di una comune partecipazione cosmica. Ciò significa che il pittore deve dipingere in uno stato d’animo in cui sente la sua unione con la terra e con l’universo.
La pittura astratta appare dunque a Klee come una sorta di prolungamento dell’opera della natura: «Il suo progresso nell’osservazione e nella visione della natura gli apre a poco a poco l’accesso a una visione filosofica dell’universo che gli permette di creare liberamente forme astratte […] L’artista crea così delle opere, o partecipa alla creazione di opere, che sono immagini dell’opera di Dio». «Proprio come un bambino giocando ci imita, così nel gioco dell’arte noi imitiamo le forze che hanno creato e creano il mondo». «Al pittore interessa di più la natura naturans che la natura naturata».

Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino 2005, p. 185

To create a narrative

It really doesn’t take too many different components to create a narrative. There are three basic elements: person, place, emotion. Sometimes I’ll supply actions or the aftermath of actions in my work.
You can do almost anything with these few fundamental components. You can tell a really complicated story, and that’s what I’m after. I’ve loaded the deck for meaning to occur.

Todd Hido

Repetition

I keep this list of rules for art students in my office, the same list that John Cage kept in his studio. They’re by Sister Corita Kent, and the first rule is, ‘Find a place you trust and then try trusting it for a while.’ It’s okay to stay in the same place for a while and to trust the desire to do so. I’d go to the same suburbs and make pictures of houses at night with lights on. I’d see that a picture was really good and then make another one to see what happened. I’d go back again and again, making pictures in the same places. Slowly but surely the work evolved. I don’t think our human nature lets us truly repeat ourselves. Repetition is just part of the creative process.

Todd Hido

Subconcious in picture

Much of what happens in a picture is subconscious at the time I make it. I’m really seeing what’s there later, when a picture is done. Joan Didion puts it this way, ‘I write entirely to find out what I’m thinking, what I see, and what it means. What I want and what I fear.’ I feel the same way about photography. I learn things from my work about what I’m thinking. My mind is way more sophisticated than I realize. Sometimes, I pull things out of my hat while I’m working and later I think, ‘Whoa, where did that come from?’

Todd Hido

L'artista moderno. 1

 

Comedy, 1921

In primo luogo, l’artista moderno crea partecipando consapevolmente alla vita cosmica: «Il dialogo con la natura», scrive Paul Klee, «rimane per l’artista una condicio sine qua non. L’artista è uomo, è lui stesso natura, parte di natura nell’area della natura». E, precisamente, questo dialogo presuppone una comunicazione intensa con il mondo, che non si effettua soltanto attraverso la vista: «L’artista oggi è meglio di una macchina fotografica… Egli è una creatura sulla terra e una creatura nell’Universo: creatura su un astro tra gli astri». Proprio per questo motivo, secondo Klee, ci sono vie diverse da quelle degli occhi per stabilire il rapporto tra l’io e il suo oggetto, la via di un comune radicamento sulla terra, la via di una comune partecipazione cosmica. Ciò significa che il pittore deve dipingere in uno stato d’animo in cui sente la sua unione con la terra e con l’universo.
La pittura astratta appare dunque a Klee come una sorta di prolungamento dell’opera della natura: «Il suo progresso nell’osservazione e nella visione della natura gli apre a poco a poco l’accesso a una visione filosofica dell’universo che gli permette di creare liberamente forme astratte […] L’artista crea così delle opere, o partecipa alla creazione di opere, che sono immagini dell’opera di Dio». «Proprio come un bambino giocando ci imita, così nel gioco dell’arte noi imitiamo le forze che hanno creato e creano il mondo». «Al pittore interessa di più la natura naturans che la natura naturata».

Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino 2005, p. 185.

Visione

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Scrivere romanzi progettati e strutturati, cioè finzione con avventure, intrighi, misteri, omicidi, rimane un’attività cerebrale e calcolata, un lavoro: un artificio di posa di fondamenta, di articolazione dello scheletro, di consolidamento di snodi e collegamenti, di vestizione e riempimento, di decoro e orpello, di significazione allusiva e d’illustrazione. E lo si può vivere come rito e liturgia, come un atto sacro che prima di essere compiuto ha bisogno di tanti preliminari: letture, indagini, studi, riflessioni, emozioni nell’immaginare ciò che si creerà. Spesso è sorprendente vedere quanto tempo può passare prima di riuscire a creare materialmente ciò che diventa una storia, in cui un mondo dell’autore verrà abitato dal suo spirito, dai suoi desideri, dalle sue proiezioni. Riuscire a esercitare l’immaginazione, a farla lavorare, a svilupparla, a darle sostanza, a renderla visione e forma dev’essere un’esperienza meravigliosa.

tornare indietro

pier augusto breccia


Devo smetterla di pensare all’ipotetica, fantasiosa, irrealizzabile possibilità di tornare indietro nel tempo — anche solo di poco — per adottare i comportamenti giusti e ri-arrivare a oggi con i vantaggi conseguenti. Facile, sarebbe, come sarebbe facile viaggiare nei secoli con la Macchina del Tempo dell’omonimo romanzo, che ho appena finito di rileggere: si sale sulla macchina e si muovono le leve in avanti e poi indietro, per tornare ai nostri giorni e raccontare ciò che si è visto. A me piacerebbe viaggiare all’indietro, di molti anni, ma devo convincermi una volta per tutte che il semplice pensiero è una sciocchezza, che non merita di esser presa in considerazione nemmeno come puro esercizio di fantasia.
Se le cose sono andate in un certo modo, che a posteriori ci è apparso intollerabile, a un certo punto bisogna farsene una ragione. Se poi lo scorrere della vita si stabilizza, nel senso che una serie di cose torna a posto, allora si potrebbe anche usare la spugna e dare il proverbiale colpo che cancella tutto. Perché non farlo? Non mi risulta ci siano norme cogenti che lo escludono, quindi resta una facoltà di cui ci si può avvalere. Tirare una riga e andare accapo, dice qualcuno; buttarsi tutto alle spalle, dice qualcun altro; rimettere i nostri debiti e quelli dei nostri debitori, dice qualcun altro ancora. Insomma, ricominciare si può.