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Umberto Boccioni - gli addii degli stati d'animo


Hai usato
la parola giusta: linfa vitale. Tu sei bravissima a usare le parole, a spiegare le cose. Io traggo linfa da te nello stesso modo, anche quando ti chiedo di raccontarmi pezzi della tua vita, scorci sui quali mi piace sporgermi a guardare. Perché le vicende della tua vita m’interessano moltissimo, sono anch’esse nutrimento per me, sono i tasselli coi quali cerco di ricostruire il tuo essere e il tuo esser stata, mi immedesimo in te e provo insieme a te i sentimenti che racconti, e cerco di vederti com’eri allora, come in un film. Più ti conosco e più ti vedo in profondità, più t’immagino come sei stata e come potrai essere. Mi piace anche la tua visione filosofica del mondo: mi piace confrontarla con la mia visione del mondo, che potremmo definire “filosofico-pragmatico-malandrina”.

 

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Domani entrerò finalmente nell’agone: nella storia che devo scrivere, nella città, nell’atmosfera che dovrò affrontare, nella quale dovrò immergermi. Questo sarà il vero inizio del lavori: ogni visione, immagine, scorcio, gruppo di persone, discorso orecchiato, informazione chiesta, palazzo esplorato, sarà una fonte d’ispirazione e d’idee per creare scene, per immaginare filoni di racconto, per indirizzare e dare fisionomia a questa benedetta storia che ancora non ha una forma precisa.
Sarà una bella esperienza. E ti dirò una cosa: voglio tornarci anche con te, appena sarà possibile, con la tua presenza solare che accompagna, risana e rende migliori.

L’artista moderno. 1


In primo luogo, l’artista moderno crea partecipando consapevolmente alla vita cosmica: «Il dialogo con la natura», scrive Paul Klee, «rimane per l’artista una condicio sine qua non. L’artista è uomo, è lui stesso natura, parte di natura nell’area della natura». E, precisamente, questo dialogo presuppone una comunicazione intensa con il mondo, che non si effettua soltanto attraverso la vista: «L’artista oggi è meglio di una macchina fotografica… Egli è una creatura sulla terra e una creatura nell’Universo: creatura su un astro tra gli astri». Proprio per questo motivo, secondo Klee, ci sono vie diverse da quelle degli occhi per stabilire il rapporto tra l’io e il suo oggetto, la via di un comune radicamento sulla terra, la via di una comune partecipazione cosmica. Ciò significa che il pittore deve dipingere in uno stato d’animo in cui sente la sua unione con la terra e con l’universo.
La pittura astratta appare dunque a Klee come una sorta di prolungamento dell’opera della natura: «Il suo progresso nell’osservazione e nella visione della natura gli apre a poco a poco l’accesso a una visione filosofica dell’universo che gli permette di creare liberamente forme astratte […] L’artista crea così delle opere, o partecipa alla creazione di opere, che sono immagini dell’opera di Dio». «Proprio come un bambino giocando ci imita, così nel gioco dell’arte noi imitiamo le forze che hanno creato e creano il mondo». «Al pittore interessa di più la natura naturans che la natura naturata».

Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino 2005, p. 185.