L’arte e l’artista

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Tanto per cominciare, dimenticate per sempre due parole che avete continuamente in bocca: l’arte e l’artista. Smettetela di sguazzarci dentro dalla mattina alla sera. Non siamo forse tutti un po’ artisti? Non è forse vero che l’umanità non crea arte solo sulla carta o sulla tela, ma in ogni momento della vita quotidiana? Ogni volta che una fanciulla si appunta un fiore tra i capelli, quando conversando piazzate una battuta spiritosa, quando ci dissolviamo nel chiaroscuro del crepuscolo, che altro è questo, se non arte? A che pro dunque questa strana e assurda divisione tra “artisti” e resto del mondo? Non sarebbe meglio se, invece di definirvi orgogliosamente artisti, diceste semplicemente: “Io, forse, mi occupo d’arte un po’ più degli altri”? E poi, cos’è questo culto per l’arte espressa nelle cosiddette “opere”? Ma chi ve l’ha detto, quando mai, che l’uomo va pazzo per le opere d’arte e si strugge di piacere nell’ascoltare le fughe di Bach? Vi siete mai acorti di quanto impuro, torbido, immaturo sia il settore artistico nella cultura, quel settore che vorreste rinchiudere nelle vostre semplicistiche frasi fatte? Il primo errore, il più comune e frequente, è quello di ridurre il contatto dell’uomo con l’arte alla sola emozione estetica, considerandolo nel suo aspetto puramente individuale, come se ognuno di noi fruisse dell’arte per conto suo, ermeticamente isolato dal resto dei suoi simili. In realtà ci troviamo di fronte a un miscuglio di più emozioni e di più persone le quali, influenzandosi a vicenda, creano un’esperienza collettiva.
Infatti, quando un pianista stambura Chopin su un palcoscenico, voi dite che la magia della musica chopiniana, nella congeniale interpretazione di un genio del pianoforte, ha estasiato gli ascoltatori. Ma la verità potrebbe anche essere che gli ascoltatori non si sono estasiati proprio per niente. Se nessuno avesse detto che Chopin è un genio e il pianista pure, avrebbero ascoltato la musica con molto meno entusiasmo. E non è escluso che ognuno di loro, pallido d’emozione, applauda, gridi e si scalmani solo perché anche gli altri gridano e si scalmanano: ciascuno pensa che gli altri provino emozioni celesti e delizie ultraterrene, per cui anche la sua emozione cresce in proporzione; è può anche succedere che in sala nessuno sia entusiasta a titolo personale, e ciononostante tutti danno segni del massimo entusiasmo solo per conformarsi al loro vicino di posto. E solo quando tutti gli astanti si saranno debitamente eccitati l’un l’altro, solo allora ripeto, quei segni esteriori susciteranno in loro emozione, visto che i fenomeni interni si adeguano a quelli esterni. Ma è pure certo che, assistendo a quel concerto, noi celebriamo una specie di funzione religiosa (proprio come assistere alla messa), devotamente inginocchiati davanti al dio dell’arte; in questo caso la nostra ammirazione sarebbe solo un atto d’omaggio e l’adempimento di un rito. Ma chi può dirci veramente quanta parte di Bello vero e proprio vi sia in quella bellezza, e quanta invece di processi storico-sociologici? Eh già, si sa: l’umanità ha bisogno di miti e quindi sceglie a caso uno dei suoi numerosi artisti (ma chi indagherà e porterà in luce le ragioni di una scelta piuttosto che un’altra?), lo proclama il migliore di tutti, si mette a studiarlo a memoria, ne fa il portavoce delle sue verità, vi adatta il proprio modo di sentire; ma se avessimo pompato con lo stesso accanimento un altro autore, il nostro Omero sarebbe stato lui. Vedete dunque quanti fattori eterogenei e spesso extra-estetici (che potrei continuare a elencare all’infinito) concorrono alla grandezza di un autore e di un’opera? E voi vorreste liquidare in due parole questo nostro confuso, complesso, difficile rapporto con l’arte, dicendo che “il poeta, ispirato, canta, e l’ascoltatore, incantato, ascolta”?

Witold Gombrowicz, Ferdydurke (trad. di Vera Verdiani), Feltrinelli, Milano 1993, pp. 75-76

Ambienti artistici

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Signori, ci sono al mondo ambienti più o meno ridicoli, più o meno infamanti, vergognosi e umilianti; e anche la stupidità non è dappertutto presente in uguale misura. L’ambiente dei barbieri, ad esempio, pare a prima vista più soggetto alla stupidità di quello dei calzolai. Ma quel che accade negli ambienti artistici del mondo intero batte ogni record di idiozia e di infamia, al punto che chiunque abbia un minimo di buon senso e di equilibrio non può non avvampare di vergogna alla vista di tali orge di pretenziosità e infantilismo. Ah, quei canti ispirati che nessuno ascolta! Quel bla bla bla da intenditori, l’entusiasmo ai concerti e alle serate poetiche, le iniziazioni, gli apprezzamenti, le discussioni, le facce di coloro che declamano o ascoltano, celebrando tra loro il mistero gaudioso del Bello! Per quale mai dolorosa antinomia tutto quel che fate o dite in questo campo vi si trasforma in ridicolo sotto ai piedi? Quando, nel corso dei secoli, un ambiente sociale raggiunge simili vertici di stupidità si può tranquillamente dedurne che le sue concezioni non corrispondono alla realtà e che è infarcito da cima a fondo di idee fasulle.
[…]
Credetemi: c’è una bella differenza tra un artista che si è realizzato e questa accolita di mezzi artisti e quarti di vate che ancora aspirano a realizzarsi. Quel che si addice all’artista fatto e finito su di voi fa tutto un altro effetto. Ma voi, invece di crearvi concezioni adatte a voi e alla vostra realtà, preferite indossare le penne del pavone; ed ecco perché vi trasformate in eterni aspiranti, eterni incapaci, eterni insufficienti; servi, imitatori, imitatori e adoratori dell’Arte che, infatti, vi lascia in anticamera. È terribile vedervi provare e riprovare senza successo, insistere a proporre una nuova opera quando vi hanno appena detto che la precedente faceva schifo, cercare di imporvi a tutti i costi e consolarvi con piccoli successi da quattro soldi, distribuendovi complimenti a vicenda, organizzando serate artistiche, cercando sempre nuove giustificazioni per mascherare agli altri e a voi stessi la vostra incapacità. Non avete nemmeno la soddisfazione di consolarvi con le vostre opere, poiché non significano nulla neppure per voi. Lo ripeto: la vostra non è altro che imitazione, contraffazione dei maestri, prematura illusione di valere qualcosa, di essere arrivati. Vi trovate in una situazione falsa, che può produrre solo frutti amari: e già nel vostro cenacolo crescono l’odio reciproco, l’astio, il disdegno; ognuno disprezza gli altri e se stesso; siete la confraternita dell’auto-disprezzo e un giorno finirete per disprezzarvi a morte da soli.

Witold Gombrowicz, Ferdydurke (trad. di Vera Verdiani), Feltrinelli, Milano 1993, pp. 73-74

Un cenacolo

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Una frazione insignificante di mondo, una manciata di intenditori ed esteti, un cenacolo più piccolo del dito mignolo e che entrerebbe tutto in un caffè sta lì a parlarsi addosso, spremendo postulati sempre più sublimi. E il peggio è che i loro gusti non sono veri gusti: la vostra costruzione piace loro solo in parte; quel che veramente piace è la loro scienza in materia di costruzione. Dunque un autore si sforza di sfoggiare il suo senso della costruzione solo perché l’intenditore possa sfoggiare la sua conoscenza dell’argomento? Silenzio, sssh, mistero: da una parte il creatore cinquantenne che, prostrato davanti all’altare dell’arte, crea pensando al capolavoro, all’armonia, alla precisione, al bello, allo spirito e allo sforzo vittorioso; e dall’altra l’intenditore che si intende e con il suo profondo studio approfondisce la creazione del creatore. Dopodichè l’opera arriva al lettore e il frutto di tanta sofferenza viene accolto nel modo più parziale possibile, tra una telefonata e un boccone di braciola. Da una parte lo scrittore ci mette anima, cuore, arte, fatica, dolore; e dall’altra il lettore non ne vuol sapere oppure gli presta un’attenzione distratta e superficiale, fra una telefonata e l’altra. E così le piccole realtà quotidiane distruggono il povero scrittore che, dopo aver sfidato il drago, deve scappare davanti a un cagnolino da salotto.

Witold Gombrowicz, Ferdydurke (trad. di Vera Verdiani), Feltrinelli, Milano 1993, pp. 70-71